LASCIARE IL LAVORO DIPENDENTE CONVIENE?

Recentemente ho visto molti miei colleghi Youtuber, lasciare il lavoro dipendente, a tempo indeterminato, per proseguire la carriera da influencer e youtuber. Sono scelte profondamente personali, che sono anche legate a differenti variabili, situazioni personali ed economiche, che non sono qui a giudicare. Per cui non sarò qui a dire se queste persone hanno fatto una cosa giusta oppure una cavolata. Quello che invece voglio andare a raccontare io, in questo articolo, e’ per quale motivo io non lo ho ancora fatto e se mai lo faro’ fino ai fantomatici 55 anni, eta’ in cui mi sono detto che effettivamente voglio lasciare il lavoro dipendente per passare più tempo con la mia famiglia. Per cui qui non ci saranno giudizi ad altri, ma solo una panoramica su di me. Ed al massimo potrai giudicare le mie motivazioni. Non sono nessuno per potere mettere il becco nei fatti altrui.

ODIO PER IL LAVORO DIPENDENTE

Da dove nasce tutto questo astio per il lavoro ed in particolare, per il lavoro dipendente? Le motivazioni sono sinceramente corrette. A meno che non siamo talmente innamorati del nostro lavoro e per cui non ci pesi lavorare per lunghe ore, magari con uno stipendio non importante, dobbiamo ricordare che il guadagno fatto col lavoro dipendente, e’ sempre legato ad uno scambio, non sempre equo, di ore lavorate con lo stipendio che si va a ricevere. Non potendo lavorare più di 24 ore al giorni (presumo sia altamente illegale farlo), ci troviamo nella situazione, di essere limitati nei nostri guadagni nelle ore che possiamo effettivamente lavorare. Qualunque sia la paga oraria, più’ di un determinato numero di ore non potranno produrre reddito. Dovremo fermarci per mangiare, dormire e spostarci per andare a lavorare. Uno dei vantaggi di essere un imprenditore ed un investitore, come spiegato nel libro “I Quadranti del Cashflow” di Robert Kiyosaki, e’ proprio il fatto che, indipendentemente dalle ore lavorate, se abbiamo pianificato bene le nostre attività, non importa quante ore andremo a lavorare, perché passivamente i guadagni verranno prodotti, e l’unico problema, sarà quello di gestire le attività. Ma i guadagni, non saranno direttamente correlati alle ore di lavoro. Per cui, a meno che non si faccia il proprio lavoro per passione, posso capire che si possa odiare il lavoro dipendente.

ALLORA PERCHÉ NON TI LICENZI?

Dal paragrafo precedente si potrebbe intuire che io non ami il mio lavoro e ne voglia uscire. Io non odio il mio lavoro, ma dalle esperienze fatte fino ad ora, e con l’arrivo della pandemia, ho ribilanciato e riconsiderato le mie priorità. Ancora più di prima. E voglio effettivamente avere una attività che mi permetta di vivere, ma allo stesso tempo organizzarmi, per poter spendere più tempo con mia moglie e con mio figlio. Ma non intendo licenziarmi. Perlomeno non ancora. E non prevedo di farlo nel breve termine. E le motivazioni sono molteplici, ma per spiegare meglio la situazione, volevo fare i conti della serva, con i miei guadagni. E proprio perché si parla in questo momento prevalentemente di Youtube, volevo fare un esempio, proprio partendo da quei guadagni.

HO COMINCIATO A MONETIZZARE

Quando e quanto ho cominciato a monetizzare con Youtube? Dopo 8 mesi dall’apertura del mio canale, sono riuscito a monetizzare e per cui il mese successivo, ho cominciato a ricevere i primi guadagni. Sono un canale piccolo, con quasi 1700 iscritti. Non mi aspetto certo grandi guadagni. Ma il discorso qui e’ diverso. A giugno 2020 ho cominciato a monetizzare e per cui a luglio 2020 ho ricevuto il primo pagamento. Riceverò il terzo pagamento il 22 settembre. Per cui sono 4 mesi che monetizzo e riceverò il pagamento del terzo mese fra poco più di 15 giorni. Da quando monetizzo, in 3 mesi ho di fatto ottenuto al terzo mese quasi un 80% di guadagni. Per arrotondare diciamo che ho ottenuto il 100% del mio primo pagamento. Per cui mettendo per ipotesi che il mio primo mese io abbia guadagnato 100 euro (cosa purtroppo non successa), dopo 3 mesi io avrei ricevuto un pagamento di 200 euro. Se il trend fosse questo, fra altri 3 mesi sarebbero 400, poi dopo altri 3 mesi 800 ed infine altri 3 mesi 1600 euro. Per cui dopo un anno di monetizzazione mi troverei uno stipendio, lordo, di 1600 euro, dal quale devo andarci a pagare le tasse. Questo e’ poi un caso ipotetico. Non e’ detto che accada. Il mio CPM potrebbe calare, il mio pubblico potrebbe preferire altri canali, oppure io per motivi non prevedibili, potrei non essere in grado di pubblicare per un po’. E per cui, stare nella imprevedibilità con una famiglia a carico, non e’ molto saggio.

MA NON FINISCE QUI

Poi non si e’ considerato il fatto, che io, come molti miei colleghi, siamo alla merce’ di Youtube. In qualsiasi momento, Youtube potrebbe abbassare la quota distribuita agli influencer, o peggio potrebbe decidere di non monetizzare più i canali, o magari monetizzare solo quelli con delle caratteristiche ancora più restrittive. Cosa succederebbe se un giorno ci fossero 10 milioni di youtubers in più del giorno prima? La pubblicità che Google raccoglie e’ limitata. Deve decidere di abbassare i pagamenti, ma rischiando di vedere andare via alcuni canali, oppure alzare l’asticella. Nell’uno o nell’altro caso, ci si trova di fronte a problematiche, al di fuori del mio controllo. Se mi trovassi da un giorno all’altro, senza gli introiti di Youtube, avrei comunque ancora il mio lavoro. Per cui questo e’ il primo punto. Ma poi c’è anche il discorso investimenti.

HAI PIÙ LIQUIDITÀ

Mettiamo il caso, ipotetico e molto improbabile, che io fra un anno riesca a mettermi in tasta 1500 euro nette al mese da Youtube. Non succede niente di nefasto di quello che ho detto prima. Non ci sono milioni di nuovi youtuber da un giorno all’altro, Google non decide di eliminare la monetizzazione e cosi via. Io per cui fra un anno mi metto 1500 euro netti al mese in tasca, e fra due anni, molto ipoteticamente, me ne metto 3000. Bene, io col mio stipendio, posso continuare a pagare le mie spese, aumentare il fondo di emergenza e cosi via. Ma con queste 1500 o 3000 mila euro in più, ci posso fare nuovi investimenti. Metteràancora più’ soldi me mio conto broker e cercare di farli crescere con la magia dell’interesse composto. Da 400 euro circa al mese di investito a 3000 euro? Sono 8 volte più fondi di quelli di partenza. E questo significa che magari potrei raggiungere il mio obiettivo, nella meta’ del tempo, ma con una certa tranquillità alle spalle. Ho delle basi più solide. Nel caso da un momento all’altro la piattaforma eliminasse la monetizzazione, avrei costruito una buona dose di liquidità. Per me e per la mia famiglia. Nel frattempo, potrei andare a ridurre le mie ore da dipendente, ed inserire nuovi progetti nel tempo recuperato, magari con altre fonti passive da creare, per avere una diversificazione maggiore e rischiare di meno, se una delle fonti passive andasse a sparire.

QUESTO COSA VUOLE DIRE?

Io mi sono dato 13 anni. Ho cominciato a 42 questa avventura e per cui voglio eliminare il lavoro dipendente a 55. Ma continuando a lavorare, e coltivando le mie fonti di entrata alternative, potrei in realtà essere in grado di svincolarmi prima dal mondo del lavoro. Solo che lo potrei fare in assoluta sicurezza, o quasi. Magari chi lo sa, il canale ha un boom. I link affiliati partono alla grande ed invece di 13 anni, ce ne metto 8. La meta’ del tempo, per gli stessi risultati. E’ difficile, ma non impossibile. Basta coltivare un poco alla volta e la semina prima o poi andrà a portare i propri frutti. Quello che serve e’ sacrificio e dedizione e tanta fantasia. Un mattoncino alla volta e la casa si costruisce, ma bisogna partire da delle solide fondamenta. Se si parte dal tetto, non si andrà molto lontano. Queste sono le mie considerazioni, molto personali. Chi dei miei colleghi ha lasciato il lavoro, magari abita ancora con i genitori, oppure monetizza già uno stipendio, o magari non ha costi di casa o semplicemente e’ abbastanza giovane da rischiare e ripartire nel caso andasse male. Ma questo non e’ il mio caso.

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