UNION PACIFIC CORPORATION

Oggi una tipologia di azienda, che solitamente non tratto e che tra l’altro, solitamente, non vanno mai a finire nel mio portafoglio. Chi mi conosce, sa benissimo, che io sono un impiegato, e che lavoro nel settore dei trasporti internazionali, da oramai 19 anni abbondanti. Questo fa anche capire, per chi mi conoscesse poco, che non sono particolarmente giovinciello! Ma al di la delle battute, volevo cercare una tipologia di azienda, da inserire nel mio portafoglio, che in linea di massima, non fosse cosi tanto ciclica. Ma, seppure con una limitata possibilità di crescita, avesse un dividendo nella media e che fosse con un prezzo stabile, oppure in crescita lenta, ma costante. E per cui ho momentaneamente optato, per il mio portafoglio di trading212, per la Union Pacific Corporation. Oggi vado ad illustrare l’azienda, ed ad analizzarla. Per cui ciancio alle bande, anzi no, bando alle ciance, ed iniziamo.

CORE BUSINESS

Parlare di questo aspetto e’ fondamentalmente semplice, per un business come questo. Come dicono gli inglesi “it’s not rocket science”. Si tratta di un settore semplice da capire, molto stabile, e per il momento, poco incline ad essere bistrattato. Le motivazioni sono semplici. Al momento attuale, il trasporto di merce pesante, su lunghe percorrenze, e’ di gran lunga più conveniente, se fatto via treno. Gli unici fessi che utilizzano ancora molto il trasport su gomma, siamo noi italiani. O per meglio dire, diamo ancora troppo spazio al trasporto di merce via camiom, che e’ più veloce, ma anche più costoso, del cosiddetto intermodale, che include anche parti via gomma, solo per le parti finali o iniziali del trasporto, ma che copre tutte le lunghe percorrenze, via treno. Abbiamo fretta! In questo contesto, essendo gli Stati Uniti d’America, uno stato vasto, vastissimo, spostare tutto via gomma, sarebbe poco pratico. Union Pacific Corporation, si inserisce in questo duopolio. Infatti, il mercato dei trasporti commerciali via treno, e’ praticamente posseduto da due “big player” negli USA. La Union Pacific corporation e la BNSF, azienda di proprietà di Warren Buffet, tramite la Berkshire Hathaway. Agisce, portando avanti il proprio business, tramite due compagnie fondamentali. La Union Pacific Railway, che si occupa del trasporto merci via treno a lunga percorrenza, e della Alton and Southern Railway, una switching railroad. Quest’ultima, si occupa degli scambi intermedi, ad esempio dove alcuni vagoni debbano essere staccati da un locomotore, e connessi ad un altro in quanto destinati ad altra località.

Come gruppo, riesce a coprire il trasporto in 23 stati confederati USA. Dati molto interessanti riguardano la grandezza dell’azienda, che può tranquillamente definirsi un colosso dei trasporti. Con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ne vanno a derivare. Il gruppo serve 10 mila clienti all’anno, con un parco locomotori che arriva ad essere 7700. Gestisce inoltre ogni anno, un parco di strada ferrata di circa 32200 miglia, che sono più o meno 52800 Km. Per cui anche i costi della manutenzione di quasi 53 mila km di strutture sono un impegno molto importante, e questo lo andiamo a vedere quando parliamo della situazione finanziaria. Tutto questo, lo fa attraverso un parco dipendenti molto importante. Infatti, sono più di 37 mila.

ANALISI DEL TITOLO

Lavorando in una gestione di duopolio quasi totale, il gruppo ha dei grossi vantaggi competitivi, che pero’ la possono anche portare ad avere degli svantaggi da questo aspetto. Quando ci si trova in una situazione di monopolio, o quasi, il servizio potrebbe andare a scemare e con lui, anche la possibilità che l’azienda possa crescere nel tempo. E per cui, di rimbalzo, anche la quotazione del titolo, cosa a me più cara, essendo investitore, potrebbe non dare grandi soddisfazioni. L’azienda e’ presente sul mercato azionario col ticker UNP, ed e’ quotata al NYSE. Nei 10 anni precedenti e cioè dal 2010 al 2019, ha portato avanti degli investimenti di importante portata, principalmente nelle infrastrutture del network e anche nella parte di Operations, andando ad investire approssimativamente 35 miliardi di dollari, una media di 3.5 miliardi all’anno di investimenti, per migliorarsi. Ed e’ questo dato, che mi ha fatto riflettere. Una azienda che opera in un duopolio, che ha praticamente concorrenza zero, che ha, per un motivo o nell’altro, un fatturato semi-sicuro, ma che continua ad investire in se stessa, nelle proprie infrastrutture e nel proprio business, pur essendo questo un settore praticamente fermo, ha quel vantaggio gestionale, che la fanno stare un gradino più in su.

Si tratta di servire zone ad ampia prospettiva di crescita, con città che ad esempio sono in rapida espansione nel numero di abitanti, in porti, in centri logistici ed interporti, nei maggiori porti navali e di porta-container della costa ovest e della costa del golfo, con partenze verso l’est. Inoltre ha importanti punti di contatto con il sistema ferroviario canadese, che permette anche di servire la enorme nazione confinante. E’ inoltre l’unica compagnia che serve i 6 più importanti gateway messicani. Non offre un servizio passeggeri schedulato, ma sovente ha anche la possibilità di creare tratte, per periodi di tempo limitati, che trasportino solo passeggeri, invece che merci. Se andiamo a vedere la figura 1, possiamo anche capire come il prezzo si e’ andato a muovere nel tempo

Fig. 1 – Prezzo di Union Pacific negli ultimi 5 anni – Da Simply Wall street il 23/08/2020

Se devo fare una considerazione sul prezzo, e’ in continua ascesa. Non so se questo possa veramente essere considerato un vantaggio per l’investitore. Il motivo? Lo vederemo a breve nelle prossime immagini, ma in ogni caso, le motivazioni si possono capire dalla mia premessa iniziale. La tipologia di business, e’ di un settore statico. Non ci si può attendere che negli anni, il fatturato, il profitto e tutti i parametri finanziari, possano essere esponenziali, come nel settore delle aziende Nasdaq. Non e’ semplicemente possibile. Ma il prezzo continua a crescere. Questo potrebbe significare due cose. Il titolo e’ estremamente sopravvalutato, oppure gli investitori ci vedono un azienda che e’ quasi possibile definire, come se fosse statale e per cui sicura. Nel 2015 il prezzo era attorno agli 85 dollari, mentre ad oggi, ha già superato i livelli pre-pandemici, attestandosi quasi ai 191 dollari. Più del doppio.

Come si puo’ anche constatare dalla figura 2, inclusi i dividendi, l’azienda ci avrebbe dato in 5 anni, il 145% di ritorno annualizzato. Un 29% annuo, in questo settore, e’ molto alto.

Fig. 2 – Ritorni di Union Pacific negli ultimi 5 anni – Da Simply Wall street il 23/08/2020

Come si può constatare, nell’ultimo anno ha reso il 19.7%, contro una media del mercato di riferimento del 21.3% ed una volatilità che e’ praticamente in linea col settore. Se si vanno ad escludere i dividendi, abbiamo un ritorno del 120.5% in 5 anni, che e’ comunque in più che apprezzabile 24% annuo di media.

LA CORSA E’ FINITA

Lecito ora chiedersi se questa tendenza al rialzo sarà anche seguita nel lungo periodo. Una cosa e’ certa. Le aziende operanti nel settore dei trasporti, hanno beneficiato, dalla problematica pandemica del 2020. Il trasporto di generi alimentari a lunga conservazione, attrezzature mediche, mascherine, trasporti di ordini, che in pratica erano solo fatti online, e che hanno avuto un picco enorme, sono alcune delle cose da includere in questa analisi.

Fig. 3 – Crescita Futura stimata annua di Union Pacific – Da Simply Wall street il 23/08/2020

Gli analisti di Simply Wall Street si attendono una crescita del 8.2% annuo. Una crescita nettamente inferiore all’industria di riferimento, che si dovrebbe attestare quasi al 21% ed ancora meno del mercato globale, atteso crescere di poco più del 23.6%. Per cui sembra che il business sia per incontrare la strada dell’appiattimento, rispetto ai parametri di riferimento. Forse la problematica pandemica ha dato una sferzata iniziale, ma a quanto pare, gli analisti, pur vedendo un futuro roseo, non lo vedono uno dei migliori.

Si tratta comunque di un azienda che, avendo tale organizzazione, riesce a produrre sia fatturato che profitto, praticamente stabili nel tempo. Come si vede dalla figura 4, con dati da Investing.com, sia il fatturato che il profitto lordo, sono in da 5 anni in una forchetta molto ristretta, in leggera crescita a volte, ma comunque con dei valori relativamente stabili.

Fig. 4 – Fatturato e Profitto – Dati Investing.com consultati 23/08/2020

Fatturato a quasi 20 miliardi di dollari nel 2016 e che ha quasi ragginto i 22 milliari nel 2019, ed stesso discorso per il profitto lordo che erra poco sopra i 16 miliardi nel 2016 ed e’ anche qui sopra i 17 miliardi di dollari nel 2019.

SITUAZIONE FINANZIARIA

Come e’ logico attendersi, in aziende di questa tipologia, dove le risorse fisiche sono tantissime, e le infrastrutture, i magazzini, i dipendenti, i servizi manutentivi, sono anch’essi imponenti, bisogna attendersi tantissimi assetts ed anche tantissimi debiti. Sarebbe inopportuno e puerile pensare che si possa sostenere tali infrastrutture, solamente con liquidità. E qui vado a rimarcare quello detto all’inizio dell’articolo. E cioè che ho inserito questa azienda nel mio portafoglio di Trading 212, per motivi diversi dal solito. Per avere una base di servizi piu’ classici, che potessero diversificare il rischio settoriale connesso alle aziende ed agli ETF che ho in questo momento in gestione nel mio portafoglio.

Fig. 5 – Financial Health Union Pacific – Da Simply Wall street il 23/08/2020

Credo che la figura 5 parli più di mille parole. L’azienda e’ sana. Ha molti più assetts che liabilities, ma come era ovvio prevedere, la situazione debitoria e’ ampia, ma e’ anche accompagnata dal fatto che sono stati fatti investimenti imponenti, quelli che citavo all’inizio dell’articolo, di 35 miliardi. E tali investimenti, non si possono fare solo col cash disponibile. Gli assetts a lungo termine sono in grado di andare a coprire i debiti, in maniera completa. Inoltre, bisogna anche considerare che Union Pacific, distribuisce anche un dividendo ai propri investitori, che al momento e’ di poco sopra al 2%. Sempre stabile, sempre in crescita e con un payout ratio del 48%, ma che calerà attorno al 45% entro il 2023. Per cui anche in periodo particolari di crisi, attingere a questa liquidità, riducendo o sospendendo il dividendo, e’ un altro paracadute finanziario.

MANAGEMENT ED INVESTITORI

Dal punto di vista azionario, le azioni sono possedute all’80% circa da investitori istituzionali. Fra Vanguard e Balckrock, si dividono praticamente il 16% delle azioni flottanti e comunque i primi 25 investitori, possiedono il 45% delle quote societarie. Della restante parte del 20% delle azioni flottanti, sono praticamente in mano agli investitori privati. A livello governativo, o di aziende, si parla di quote che in totale non superano lo 0.10%

Per quanto riguarda il management, ci sono state recenti variazioni. Infatti, seppure si tratti di persone con eta’ media attorno ai 54 anni, abbiamo un amministratore delegato, Vincenzo Vena, che e’ in carica da meno di due anni. In generale il management team sta alla guida della Union Pacific, con una media di 2 anni e mezzo circa. Per quanto riguarda il consiglio di amministrazione, abbiamo una eta’ media molto più alta, attorno ai 65 anni, ed una permanenza in azienda di 4 anni e mezzo circa. Tutto management esperto. Unica nota che mi ha fatto storcere il naso, e’ lo stipendio del CEO, circa 15 milioni di dollari, contro una media del settore dei trasporti, che si attesta attorno agli 11 milioni. Quando trovo stipendi dei CEO, più alti della media del mercato, la cosa mi da molto fastidio, ma ovviamente e’ una questione che e’ sempre lasciata alla trattativa privata fra le parti. In questo caso e’ alto rispetto alla media. Ma non e’ una somma eccessivamente al di sopra.

CONCLUSIONI

Con una capitalizzazione di 130 miliardi di dollari americani, ci troviamo di fronte ad un gigante della logistica a lunga percorrenza. Un titolo che ancora oggi potrebbe riservare moltissime sorprese in termini di crescita, e che se continuasse con la politica di nuovi investimenti e di sviluppo costante delle infrastrutture e dei servizi offerti alla clientela commerciale, sarebbe un ulteriore passo verso la modernizzazione di un settore che di per se, sembra essere fermo nel passato. Inoltre, il mercato intermodale, ed in particolare quello ferroviario, potrebbe aumentare sempre di più, per una continua ricerca della riduzione dei costi che non siano direttamente imputabili al prodotto stesso. In un mercato senza praticamente concorrenza, una azienda che cerca invece sempre di investire in se stessa, nei propri servizi e nelle proprie infrastrutture, e’ secondo me, una mosca bianca, che cerca continuamente di eccellere. E per l’investitore come me, potrebbe essere un azienda da volere tenere per sempre in portafoglio.

Author: Pasquale

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