ETF AD ACCUMULAZIONE O A DISTRIBUZIONE?

La domanda delle domande e’ sempre lei. La risposta delle risposte, se esiste, non la sapremo mai. Ma in fondo perche’ andare a perdere tempo su questo argomento? Ci sono 3 correnti di pensiero principalmente.

  • LA PRIMA: TUTTO AD ACCUMULAZIONE

Per quale motivo devo andare a pagare le tasse sui dividendi? Sono mica scemo io!

  • LA SECONDA: TUTTO A DISTRIBUZIONE

Vuoi mettere ad avere tutti i mesi soldi sul mio conto senza fare niente? Tanto le tasse le devo pagare comunque.

  • LA TERZA: UN PO’ ED UN PO’

Ma sai, nella vita ci vuole il giusto equilibrio. Fifty-Fifty e siamo tutti felici.

Ma nella realtà non e’ che funzioni tutto cosi. Le dinamiche degli investimenti sono molto più complesse e anche se le cose semplici sono quelle che teoricamente vanno a funzionare meglio, non bisogna semplificare i concetti solo per tale motivo. Per quanto mi riguarda, anche io ho vissuto diverse fasi, prima quella a distribuzione, poi ad accumulazione e poi quella un pochino di tutto non guasta mai. Penso di avere preso, alla fine, la scelta giusta.

I VANTAGGI DELL’ACCUMULAZIONE

Se dovessi elencare per quali motivi, andare ad investire ad accumulazione sia conveniente, sicuramente la prima cosa che verrebbe in mente e’ l’efficienza fiscale. Il fatto di poter deferire il pagamento delle imposte sul capital gain, fino al momento delle vendita delle nostre quote, e’ un vantaggio non indifferente. In pratica, oltre al guadagno fatto per l’apprezzamento del valore delle nostre quote, andremo anche un apprezzamento relativo al fatto che le tasse le dovremo pagare solo quando andremo a venderle e questo potrebbe anche avvenire fra 10 o 20 anni. Un altro vantaggio non indifferente e’ che i proventi dei dividendi vengono automaticamente reinvestiti dal gestore, e per cui si aumenta il concetto di interesse composto. Ma si fa tutto questo basandosi sulla presunzione che tutto vada come si sia pianificato ed il nostro ETF abbia sempre capital gain. Ma andate a chiedere a chi compro’ strumenti Giapponesi, quando il mercato del Sol Levante era un pozzo di denaro. Ed ora, ancora deve ritornare a quei livelli. Naturalmente una buona diversificazione in valuta e mercati, andrà a sopperire a questi rischi.

I VANTAGGI DELLA DISTRIBUZIONE

Se dovessi elencare per quali motivi, andare ad investire ad distribuzione sia conveniente, sicuramente la prima cosa che verrebbe in mente e’ il continuo flusso di liquidità che determinati archi temporali, vengono incamerati. Alcuni prodotti sono in grado di erogare dividendi mensili, o anche in caso di distribuzione trimestrale, un giusto approccio nel creare il portafoglio, potrebbe comunque farci avere introiti mensili. Basterebbe prendere 3 ETF che distribuiscano trimestralmente, e si potrebbero appunto andare a costruire delle entrate fisse quasi come uno stipendio. Oltre a questo, non e’ da tenere fuori considerazione che, anche gli ETF a distribuzione, se ben selezionati, possono andare a dare un capital gain. Per cui si avrebbe un doppio vantaggio. Quello sul lungo termine del capital gain, e quello immediato, con i dividendi. Anche questo si fa tutto basandosi sulla presunzione che tutto vada come si sia pianificato ed il nostro ETF abbia un capital gain, e che il dividendo sia sempre pagato. O magari venga pagato uno yield talmente basso, da non farne propendere l’acquisto, a causa della scarsa convenienza. Oltretutto, come spesso citato, sui dividendi si vanno a pagare le tasse e per cui cala la efficienza fiscale. Ma andate a chiedere a chi compro’ strumenti Giapponesi, quando il mercato del Sol Levante era un pozzo di denaro. Ed ora, ancora deve ritornare a quei livelli. Naturalmente una buona diversificazione in valuta e mercati, andrà a sopperire a questi rischi.

E DEL FIFTY-FIFTY NE PARLIAMO?

Avere un approccio del fare un pochino di entrambi (dico fifty-fifty, ma e’ solo per dare un bel titolo), e’ una via di mezzo, un compromesso per molti accettabile. In molti casi lo e’. Ci si può orientare per una parte del nostro portafoglio ETF ad accumulazione e sfruttare l’interesse composto nel lungo e nella altra parte, usare prodotti a distribuzione per avere un flusso di cassa continuo. Il vantaggio e’ che si pagheranno le tasse solo su una parte del portafoglio, quella a distribuzione, mentre l’altra sarà fiscalmente conveniente. Lo svantaggio principale che trovo in questa strategia e’ che, se si hanno dei capitali molto piccoli, o se si fa un PAC con cifre mensili molto basse, si potrebbe trovare scarsa convenienza in questa diversificazione. Pochissimi dividendi, e per giunta tassati e magari un bel capital gain, ma su un importo irrisorio. Vanificando gli sforzi di entrambe le soluzioni. Se si hanno capitali piuttosto cospicui (al di sopra dei 100 mila euro a mio parere), allora una soluzione del genere potrebbe avere un ottimo senso.

COME LA PENSO PERSONALMENTE?

Poi, se vogliamo anche sentire il parere di Pasquale Riganello (cioè io, me medesimo), ti dico anche quello. A parere mio, perdersi su queste disquisizioni, ha poco senso. E non perché le varie motivazioni date prima siano inutili o insulse, ma perché, bisogna sempre andare a vedere quali sono gli obiettivi del nostro PAC, o del nostro acquisto di ETF. Non si può basare la nostra strategia sul tipologia di gestione dei dividendi del prodotto, ma piuttosto bisognerebbe basare la scelta dei prodotti, in funzione di quelli che sono i nostri obiettivi, le nostre necessita’ o semplicemente cosa ci aspettiamo da ottenere dal nostro capitale da qui, a quando lo andremo a prelevare (sempre che abbiamo intenzione di farlo). Per cui ci possono essere situazione dove la prima, la seconda o la terza soluzione, siano tutte sensate. Personalmente credo che prima di tutto dobbiamo avere una strategia per il nostro capitale, quale sia il rischio che possiamo o vogliamo correre, quali siano i rendimenti ed i drawdown a cui siamo in grado di andare incontro. Poi quale sia l’arco temporale al quale vogliamo andare incontro ed anche quale siano i capitali a disposizione, sia quelli iniziali, nel caso di un investimento fatto in un unica soluzione, ma anche quale siano quelli mensili, nel caso di un PAC. E solo alla fine capire come vogliamo investire. Considerazioni personali. Come sempre non sono un consulente finanziario, ma ho fatto questo ragionamento per i miei PAC sugli ETF. Poi ognuno ha la propria mentalità e la propria strategia.

Author: Pasquale

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