Pasquale Riganello

6 cose su cui ho smesso di buttare soldi

In breve

  • Uno spreco non è una spesa cara: è una spesa che ti restituisce molto meno di quello che costa.
  • Prima di comprare mi faccio 3 domande: quante volte lo userò, quanto durerà, fra un anno sarò contento di averlo comprato?
  • I 6 sprechi: roba economica che si rompe, smartphone nuovo appena esce, auto cambiata spesso, rate comode, costi invisibili, matrimonio fatto per gli altri.
  • Messi insieme valgono migliaia di euro l’anno, senza rinunciare ai piaceri come il caffè al bar o la pizza del sabato.

Mi sono sposato spendendo poco più di 5.000 € tutto compreso, e di quei 5.000 € ben 1.500 € sono andati alla band. So cosa stai pensando: il solito tirchio che risparmia pure sul giorno più bello della vita. In realtà quel matrimonio è forse la decisione finanziaria di cui vado più fiero. Non perché ho speso poco, ma perché ho speso bene.

I veri sprechi quasi mai sono il caffè al bar o la pizza del sabato: quelli sono piaceri, e una vita senza piaceri è una bolletta. I veri sprechi sono le spese che fanno tutti, che sembrano normali e che nessuno mette in discussione proprio perché le fanno tutti. Qui trovi le 6 su cui ho smesso di buttare soldi: 3 le ho vissute in prima persona, le altre 3 le vedo di continuo nelle domande che mi arrivano e nei casi che analizziamo sul canale.

La regola per capire se una spesa è uno spreco

Una spesa non è uno spreco perché costa tanto, e non è un affare perché costa poco. È uno spreco quando quello che paghi è molto più di quello che ti torna indietro: in utilizzo, in durata o in felicità vera. Non quella dei primi 10 minuti dopo l’acquisto, che evapora più in fretta dell’acqua della pasta.

Per questo, prima di comprare qualcosa, mi faccio 3 domande:

  1. Quante volte lo userò?
  2. Quanto durerà?
  3. Fra un anno sarò contento di averlo comprato, o me ne sarò dimenticato?

1. Comprare roba che costa poco ma dura ancora meno

Scarpe, magliette, felpe, giacche in offerta al prezzo di un aperitivo. «Tanto costa pochissimo, se si rovina pazienza». E infatti si rovina: dopo 3 lavaggi la maglietta sembra la tovaglia di una trattoria e ne compri un’altra.

L’errore è guardare il prezzo invece del costo per utilizzo, cioè quanto hai pagato diviso le volte che lo usi:

  • maglietta da 5 € che dura 10 lavaggi: 0,50 € a utilizzo;
  • maglietta fatta bene da 25 € che metti 100 volte: 0,25 € a utilizzo.

Costa 5 volte di più sullo scaffale, ma la metà addosso. Io da anni compro meno ma compro roba buona, che non vuol dire di marca: spesso il logo lo paghi e basta. Guardo com’è fatta una cosa, se si può riparare e cosa ne dice chi la usa da anni. Nel 1997 mia mamma mi comprò due camicie da 110.000 lire l’una, quando di solito ne spendeva 5.000: le ho buttate nel 2015.

La regola: per le cose che usi tutti i giorni spendi un po’ di più e compra una volta sola. Per quelle che usi una volta l’anno va benissimo la versione economica: il trapano per appendere due quadri non deve essere professionale.

2. Lo smartphone nuovo appena esce

Ogni autunno esce il nuovo modello e milioni di persone fanno la fila per un telefono che fa le stesse cose di quello che hanno già in tasca. Quest’anno il nuovo iPhone 18 Pro in Italia parte da circa 1.409 €.

Io compro anch’io top di gamma, ma ricondizionati e di 2 generazioni precedenti. Il mio Samsung Galaxy S24 Ultra l’ho pagato 530 €, e un iPhone 16 Pro ricondizionato oggi si trova da circa 660 €.

Su 10 anni la differenza tra cambiare un top di gamma nuovo ogni 2 anni e tenere 3 anni un ricondizionato di 2 generazioni fa è di circa 500 € l’anno, quindi circa 5.000 €. E se quei circa 40 € al mese li metti in un piano di accumulo con un rendimento ipotetico del 5% annuo, dopo 10 anni sono circa 6.200 €. Per il mio piano di accumulo uso Saxo (link affiliato, trovi i dettagli in fondo).

Due consigli sul ricondizionato:

  • compra da venditori seri con almeno 12 mesi di garanzia e possibilità di reso (io ho usato Back Market; per gli iPhone c’è anche Swappie);
  • controlla lo stato della batteria e per quanti anni il modello riceverà ancora gli aggiornamenti di sicurezza.

3. Cambiare l’auto troppo spesso (soprattutto nuova)

L’auto nuova è l’unico acquisto importante che perde una fetta enorme di valore appena esci dal concessionario. Secondo le stime del settore, in media perde circa un quarto del valore il primo anno e circa il 60% dopo 4 anni. Su un’auto da 30.000 € sono circa 7.500 € il primo anno e quasi 19.000 € dopo 4 anni, senza contare assicurazione, bollo, manutenzione e interessi.

Poi c’è il trucco della rata: «sono solo 290 € al mese». Dopo 3 anni arriva la maxi rata finale e le scelte sono pagarla, rifinanziarla o restituire l’auto e prenderne un’altra con una nuova rata. Di fatto è un abbonamento, solo che nessuno lo chiama così.

  • valuta un usato recente di 2 o 3 anni, che ha già perso la parte più grossa del valore;
  • se la compri, tienila a lungo: un’auto tenuta 10 anni costa all’anno una frazione di una cambiata ogni 3;
  • guarda sempre il costo totale, manutenzione compresa, non la rata.

4. Le rate comode

Telefono a rate, divano a rate, vacanza a rate, «compra ora e paga in 3 rate». Il problema non è solo il costo: la rata ti fa comprare cose che, pagando tutto subito, non compreresti mai. 400 € fanno male, 40 € al mese per 10 mesi no. Ma con 5 o 6 rate piccole ti ritrovi con 200 € al mese già spesi prima ancora dello stipendio.

TAN zero non vuol dire che non paghi niente

Il tasso scritto in grande è spesso il TAN, il solo tasso di interesse. Quello che conta è il TAEG, che include spese di istruttoria, incasso rata, imposte ed eventuali polizze. Esistono finanziamenti a TAN zero con un TAEG tutt’altro che zero: prima di firmare cercalo sempre, per legge deve essere nei documenti.

Controlla anche le polizze abbinate a prestiti e mutui: alcune hanno senso per importi grandi, ma tante persone non sanno nemmeno di averle sottoscritte. Spesso non sei obbligato a prenderle dalla banca: chiedi cosa è obbligatorio e quanto costa in euro.

La mia regola: rate solo per le cose grandi o necessarie. Per tutto il resto, se non posso pagarlo subito vuol dire che non me lo posso ancora permettere. Te lo dice uno che con rate e debiti ci ha passato un pezzo di vita.

5. I costi che non vedi

Sono quelli che non paghi alla cassa ma che ti tolgono in silenzio: canone del conto corrente, commissioni su bonifici, carta, estratto conto. Pochi euro alla volta, che in un anno fanno spesso una cena per due.

Il costo invisibile più grosso però sono i fondi di investimento costosi. Esempio con 300 € al mese per 20 anni e un rendimento ipotetico del 5% annuo:

Costi annui dello strumentoCapitale dopo 20 anni (circa)
0,2% (es. un ETF)120.000 €
2% (molti fondi venduti allo sportello)98.000 €
Differenza22.000 €
Simulazione con rendimenti ipotetici, non garantiti.

Il compito per te: prendi l’ultimo estratto conto e i documenti dei tuoi investimenti e scopri quanto paghi in euro, non in percentuale. Può fare male, ma è l’unico spreco che si elimina con una telefonata.

6. Il matrimonio fatto per gli altri

Premessa: se tu e la persona che ami avete i soldi e sognate un matrimonio da 100 invitati, fatelo. Sono soldi vostri. Il problema è quando il matrimonio smette di essere il vostro giorno e diventa quello degli altri: la zia che si offende, il cugino che non vedi dal battesimo, le foto per i social.

Secondo il rapporto di settore di Matrimonio.com, nel 2025 un matrimonio in Italia è costato in media quasi 26.000 €, con circa 100 invitati, e più di una coppia su 3 ha sforato il budget. Per molte coppie è l’anticipo di una casa, oppure un prestito con cui iniziare la vita insieme.

Io e mia moglie ci siamo sposati in Irlanda, al Langtons di Kilkenny, con 23 invitati e poco più di 5.000 € in tutto, compresa una serata tutti insieme la sera prima. Abbiamo speso poco su quasi tutto e tanto su quello che contava per noi: 1.500 €, quasi un terzo del budget, sono andati alla band. Nessuno si ricorda il colore dei tovaglioli; della musica si ricordano tutti.

La differenza rispetto alla media è di circa 21.000 €. Investiti con un rendimento ipotetico del 5% annuo, dopo 20 anni diventerebbero circa 55.000 €, magari proprio quando i figli vanno all’università. Non è una questione di soldi, ma di chi decide come usarli: voi o le aspettative degli altri.

I 6 sprechi in sintesi

SprecoCosa faccio invece
Roba economica che si rompeCompro meno e meglio, guardo il costo per utilizzo
Smartphone nuovo appena esceTop di gamma ricondizionato di 2 generazioni fa, tenuto 3 anni
Auto nuova ogni 3 anniUsato recente, tenuto a lungo, guardando il costo totale
Rate comode e polizze non voluteRate solo per spese grandi o necessarie, sempre controllando il TAEG
Costi invisibiliConto a basso costo e strumenti a costi bassi, costi calcolati in euro
Matrimonio per gli altriSpendere tanto su ciò che conta per noi e poco sul resto

Nessuno di questi sprechi ti chiede di rinunciare ai piaceri della vita. Ti chiede di smettere di pagare per cose che ti danno molto meno di quanto costano. Messi insieme valgono migliaia di euro l’anno, da usare per le cose che ami davvero o da investire per costruirti un po’ di libertà. Perché non conta quanto spendi: conta su cosa spendi.

Domande frequenti

Comprare roba di qualità costa sempre di più?

Sullo scaffale sì, nel tempo spesso no. Dividi il prezzo per le volte che userai la cosa: un capo da 25 € usato 100 volte costa meno di uno da 5 € usato 10 volte.

Conviene uno smartphone ricondizionato?

Per molti sì, se compri da venditori con almeno 12 mesi di garanzia e scegli un modello che riceverà ancora aggiornamenti di sicurezza per qualche anno.

Che differenza c’è tra TAN e TAEG?

Il TAN è solo il tasso di interesse. Il TAEG include anche spese, imposte ed eventuali polizze, quindi è il numero da guardare per capire quanto costa davvero un finanziamento.

Come scopro quanto pago di costi sui miei investimenti?

Guarda i documenti informativi e il rendiconto annuale sui costi che la banca o il broker deve inviarti, e chiedi il totale in euro.

Nell’articolo cito Saxo, il broker che uso per i miei investimenti: il link è affiliato e iscrivendoti tramite il link puoi ricevere un bonus commissionale (condizioni sul sito di Saxo). Per me è una collaborazione commerciale.

Chi scrive: Pasquale Riganello

Educatore finanziario certificato AIEF. Sono uscito dai debiti dopo i quaranta e oggi racconto come gestisco i miei soldi, con numeri veri.

Questo contenuto ha scopo esclusivamente educativo e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Investire comporta rischi, inclusa la perdita del capitale.

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