Pasquale Riganello

Il PAC non serve a quello che pensi

In breve

  • Dal punto di vista matematico, investire tutto subito (PIC) batte il PAC circa 2 volte su 3.
  • Il problema vero non è il mercato ma il nostro comportamento: secondo Morningstar gli investitori incassano in media 1,2 punti l’anno in meno dei fondi che possiedono.
  • Il PAC è un algoritmo che scrivi a mente fredda per proteggerti da te stesso quando non sarai lucido.
  • Prima di iniziare: fondo di emergenza, niente debiti cari, un importo sostenibile, orizzonte lungo, costi bassi.
  • I primi anni sembra non succedere nulla; dopo 15–20 anni il capitale lavora più dei versamenti.

Se cerchi “cos’è il PAC” trovi migliaia di spiegazioni uguali: investi una cifra fissa ogni mese, compri più quote quando il mercato scende e meno quando sale, e nel tempo il prezzo medio si abbassa. Qui faccio un’altra cosa, e comincio con una frase che su questo blog non hai mai letto: dal punto di vista puramente matematico, il PAC non è la strategia migliore.

Esiste una strategia che storicamente lo batte circa 2 volte su 3: il PIC, l’investimento in un’unica soluzione. Prendi tutto il capitale e lo investi subito. Eppure ti consiglierò quasi sempre il PAC, perché l’avversario da battere non è il mercato. Sei tu.

Il dato che spiega tutto: il “gap” del comportamento

Ogni anno Morningstar pubblica lo studio Mind the Gap, che confronta due numeri: il rendimento che un fondo o un ETF ha generato e quello che gli investitori che lo possedevano hanno davvero incassato. Nel decennio chiuso a fine 2024 i fondi e gli ETF americani analizzati hanno reso in media l’8,2% l’anno; i loro investitori hanno incassato il 7%.

Sono 1,2 punti in meno ogni anno, quasi il 15% del rendimento potenziale lasciato per strada in 10 anni. Stesso fondo, stessi mercati: la differenza l’hanno creata le persone, comprando e vendendo nei momenti sbagliati.

L’ETF giusto si trova in 10 minuti. Il difficile è continuare a comprarlo quando giornali, gruppi WhatsApp e parenti dicono che il mondo sta finendo. L’investitore medio, e ci sono passato anch’io, fa sempre le stesse 3 cose:

  • compra con entusiasmo dopo che qualcosa è già salito molto;
  • vende in preda al panico dopo un ribasso;
  • nel mezzo aspetta: i tassi, le elezioni, la fine di una guerra, il “momento migliore”. E spesso non investe mai, o lo fa troppo tardi.

Il PAC è un algoritmo contro il tuo cervello

Il PAC non serve a battere il mercato. È un algoritmo che scrivi tu, in un momento di lucidità, per proteggerti nei momenti in cui non lo sarai. Il nostro cervello emotivo non è fatto per investire a lungo termine: è fatto per riconoscere il pericolo e scappare. Quando i mercati perdono il 20%, il segnale è chiarissimo: vendi e mettiti al sicuro.

Con il PAC la decisione la prendi una volta sola, a mente fredda. Poi ogni mese compri, che ci sia una crisi o no, che tua zia al pranzo di Natale ti dica “io aspetterei” o no. La discussione l’hai già fatta con te stesso il giorno in cui hai impostato l’ordine automatico.

La fatica decisionale (e l’app del broker)

Ogni decisione, anche piccola, consuma una risorsa mentale limitata, e più è esaurita più diventiamo impulsivi. Ogni volta che controlli il portafoglio sul telefono è una microdecisione: il cervello valuta se agire. Chi guarda più volte al giorno percepisce molto più rischio di chi guarda una volta al mese, anche se il rischio reale è identico.

Il consiglio pratico: imposta il PAC e poi togli l’app del broker dalla schermata principale del telefono. Non è pigrizia, è architettura del comportamento.

PAC o PIC: perché rende di più investire tutto subito, e perché quasi sempre preferisco il PAC

Secondo gli studi di Vanguard, investire tutto subito rende in media circa 2,3 punti percentuali in più. Ma il PIC richiede una sola enorme decisione in un solo istante. Se il giorno dopo il mercato scende del 10–15%, non guardi la statistica a 20 anni: guardi il conto che ha appena perso una cifra enorme. E la maggior parte delle persone vende, cancellando il vantaggio matematico, o non ci riprova più.

Il PAC non elimina il rischio di mercato, ma elimina un rischio molto più concreto: sabotare te stesso in un singolo pessimo momento.

Se hai già dei risparmi fermi, fatti una domanda sincera: se domani quella somma perdesse il 15–20% in un colpo, dormiresti tranquillo sapendo che il tuo orizzonte è di 20 anni? Se la risposta è un sì pieno, il PIC è un’opzione legittima. Se è un “sì, però…”, hai appena scoperto perché il PAC esiste.

Le 7 domande da farsi prima di iniziare un PAC

  1. Hai un fondo di emergenza? Senza 3–6 mesi di spese su un conto liquido, alla prima emergenza disinvesti nel momento peggiore. Prima quello.
  2. Hai debiti a tasso alto? Con una carta revolving o un prestito al 10–15%, nessun ETF ti rende con costanza quello che stai pagando. Prima si estingue il debito, poi si investe.
  3. Quanto puoi investire senza soffrire? Non il massimo a denti stretti, ma il minimo che verseresti anche in un mese difficile. Un PAC da 100 € che dura 20 anni vale molto più di uno da 300 € che si ferma dopo 6 mesi.
  4. Quanto durerà? 3 anni non bastano per l’azionario. 10 anni iniziano ad avere senso, 20 sono il territorio dove la strategia funziona come ci si aspetta.
  5. Quanto costa il broker? Con 100 € al mese e una commissione fissa di 5–10 €, paghi il 5–10% a ogni versamento. Cerca PAC automatici su ETF a commissioni zero o quasi.
  6. L’ETF è quello giusto? Per iniziare basta un azionario globale (tipo MSCI World o FTSE All-World), ad accumulazione se non ti servono i dividendi, con un patrimonio di qualche centinaio di milioni e costi annui (TER) non sopra lo 0,25%.
  7. Hai deciso cosa farai quando il portafoglio perderà il 40%? Prima o poi quel giorno arriva. Tutti pianificano il PAC, quasi nessuno pianifica il panico.

Per i miei PAC uso Saxo, che offre piani di accumulo gratuiti su molti ETF (link affiliato, dettagli in fondo).

Le 3 fasi del PAC: cosa succede davvero nel tempo

Il PAC cambia natura nel tempo, anche se sull’estratto conto è sempre la stessa riga. Esempio con 200 € al mese e un rendimento medio ipotetico del 7% annuo (una stima storica ragionevole, non una promessa):

DopoHai versatoIl portafoglio vale (circa)
1 anno2.400 €2.480 €
5 anni12.000 €14.300 €
15 anni36.000 €63.400 €
20 anni48.000 €104.000 €
30 anni72.000 €244.000 €
Simulazione con rendimento costante ipotetico del 7% annuo, al lordo di costi e tasse. I rendimenti reali variano e non sono garantiti.
  1. Accumulo di quote (primi anni): i numeri sono piccoli e la tentazione di mollare è altissima.
  2. Accumulo di patrimonio (dal 5°–6° anno): la crescita del capitale inizia a pesare quanto i versamenti, poi di più.
  3. Accumulo di libertà (dopo 15–20 anni): la crescita supera da sola tutto quello che hai versato. Libertà di dire no a un lavoro, di affrontare un imprevisto, di scegliere.

Le frasi che devono farti scattare l’allarme

  • “Salto il versamento perché l’ETF è salito troppo, aspetto che scenda.”
  • “Riparto quando il mercato corregge.”
  • “Metto in pausa finché passano le elezioni.”
  • “Investo solo quando la volatilità scende sotto un certo livello.”
  • “Aumento l’importo perché va benissimo e continuerà così.”
  • “Ho letto un articolo allarmante, fermo tutto.”

Se sapessi quando il mercato corregge non faresti un PAC. E un’elezione, una crisi o un titolo allarmante ci sono sempre: l’incertezza è la condizione normale dei mercati, non un’eccezione da aspettare.

Il mito del prezzo medio che scende sempre

Il PAC non serve ad abbassare sempre il prezzo medio di carico. Se il mercato sale per mesi, il tuo prezzo medio sale con lui. Va benissimo: l’obiettivo non è comprare più a sconto di tutti, è far crescere il patrimonio insieme ai mercati. Un prezzo medio che sale in un mercato che sale vuol dire che la strategia funziona.

E se ho 45 o 50 anni?

Il confronto giusto non è “quanto avrei guadagnato se avessi iniziato prima”: il tempo perso non torna per nessuno. È “quanto guadagnerò da qui in avanti se comincio oggi, invece di rimandare ancora”. Anche 10–15 anni producono una crescita concreta, e la matematica è sempre dalla parte di chi comincia prima, qualunque sia l’età di partenza.

Il PAC perfetto non esiste. Esiste solo il PAC che riesci a mantenere mese dopo mese, anche quando non ne hai voglia. Non serve a trovare il momento perfetto per investire: serve a smettere di cercarlo.

Domande frequenti

Meglio PAC o investire tutto subito (PIC)?

Matematicamente il PIC vince circa 2 volte su 3. Ma se un calo improvviso del 15–20% ti farebbe vendere, il PAC ti protegge dall’errore più costoso: quello di comportamento.

Con quanto si può iniziare un PAC?

Con l’importo che riesci a versare anche nei mesi difficili, anche 50 o 100 €, purché le commissioni siano molto basse o nulle.

Quale ETF scegliere per un PAC?

Per iniziare basta un ETF azionario globale ad accumulazione, con costi annui bassi (TER fino a circa 0,25%) e un patrimonio di qualche centinaio di milioni di euro.

Per quanti anni va fatto un PAC?

Almeno 10 anni sull’azionario; storicamente 20 anni o più sono l’orizzonte in cui la strategia funziona meglio.

Contenuto a scopo informativo ed educativo, non è consulenza finanziaria. Gli esempi usano rendimenti ipotetici. Il link a Saxo è affiliato: iscrivendoti tramite il link puoi ricevere un bonus commissionale (condizioni sul sito di Saxo); per me è una collaborazione commerciale.

Chi scrive: Pasquale Riganello

Educatore finanziario. Sono uscito dai debiti dopo i quaranta e oggi racconto come gestisco i miei soldi, con numeri veri.

Questo contenuto ha scopo esclusivamente educativo e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Investire comporta rischi, inclusa la perdita del capitale.

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